La gratitudine che diventa attitudine: intervista a Gabriella Faiella

E’ un grande onore per me avere come protagonista di questo mese per la rubrica della gratitudine Gabriella Faiella.

L’ho incontrata agli inizi della mia gravidanza e la sua amorevole presenza è stata molto significativa per fare il pieno di “energie positive” e per sperimentare una nuova consapevolezza di me.

Adesso la parola a Gabriella...

Raccontaci di te e di cosa ti occupi

 

Mi chiamo Gabriella e lavoro come Fisioterapista in una casa di Cura e Riabilitazione.

 Da qualche anno mi sono certificata con la Laughter Yoga University diventando insegnante di Yoga della Risata una pratica che utilizza la Risata Incondizionata come forma di respiro, innescando nel corpo una serie di benefici e diventando un’efficace pratica di benessere psicofisico. 

Promuovo la pratica attraverso l’attivazione di due Club della Risata: il Club Persefone presso la Biblioteca Comunale sita nel Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano e il “Club della Risata Baubo” nato all’interno dell’Associazione Comunità RNCD di Clown e Sognatori Pratici, per la promuovere, praticare e sperimentare la Risata Incondizionata. 

Il Counseling è un’altra mia grande passione anch’essa un’attività che tende a migliorare la qualità della vita delle persone e che integro nei corsi di formazione come ad esempio il Basic Learning e il Leader Training oppure che porto nel vivo dei miei gruppi esperenziali o nelle sedute individuali operativamente, attraverso le tecniche orientate a promuovere atteggiamenti attivi e propositivi, puntando sui punti di forza, le risorse e le capacità personali di scelta e di cambiamento. 

Tra i benefici del counseling desidero ricordare

  • il miglioramento delle competenze relazionali e comunicative;
  • una maggiore conoscenza di sé stessi;
  • lo sviluppo delle capacità di gestione dello stress;
  • il superamento di eventuali momenti di difficoltà transitoria;
  • la capacità di prendere decisioni con consapevolezza, sviluppare un atteggiamento di autodeterminazione che consenta di trovare autonomamente le soluzioni alle personali problematiche.

Amo dipingere e creare con le mani, per cui passo da un’attività creativa all’altra meravigliandomi ogni volta di quello che sarà il mio capolavoro finito.

 

La “TUA” storia di gratitudine

 

Quando indosso il mio naso rosso mi ri-specchio nella mia clawnessa No-Miloga e mi identifico con il mio “luogo non luogo” riscoprendo ogni volta la mia vera identità.

Ritrovo  la mia vera identità nello sguardo della sofferenza, nell’umiltà e nella fragilità umana, in chi ti tende una mano e ti chiede aiuto, nel senso di disorientamento, che puntualmente mi prende quando le cose non vanno come mi aspettavo o nel senso di vuoto che provo come una morsa al petto quando non posso esprimere la mia vera essenza.

Lì mi perdo ed è lì che provo un’immensa gratitudine perché è così che sento, perché è così che vedo, perché è così che vibro con la vita e con gli altri.

Ho conosciuto la parola “Gratitudine” con la “G” maiuscola quando per la prima volta ho letto il libro di Anna Katia e lì ho capito che non era solo un’emozione del momento, magari legata a una bella sorpresa, a un dono o a un’esperienza piacevole.

Ho scoperto e ho imparato che può e deve diventare un’attitudine, perché alla gratitudine bisogna allenarsi, non è sempre scontata e forse è proprio quando diventa scontata che perde parte del suo valore.

La gratitudine la riscopro tutte le volte che mi sorprendo a non sentirla, a non provarla e a non scovare anche il più piccolo segno perchè al di là delle apparenze al di là di ciò che non ci soddisfa o non ci fa essere felici in quell’istante, si nasconde il valore vero delle cose e della nostra presenza.

Come nasce la scelta di dedicare tanta attenzione alla gratitudine?

La mia attenzione alla gratitudine nasce da una domanda e da un’ispirazione: la domanda è: perché, a volte non mi sento grata, gratificata? L’ispirazione è la ricerca della mia gratificazione e della mia gratitudine che diventa essa stessa parte integrante della mia vita.

 

Hai ricevuto qualche ispirazione particolare?

Non ho mai ben capito questa grande laboriosità di Anna Katia nel dedicarsi per così tanto tempo e in modo costante alla “Gratitudine”.

Mi sono detta che c’è un senso in tutto questo e se una persona dedica così tanta passione a qualcosa vuol dire che questa cosa è di grande valore, e se lo è per lei, lo sarà per tanti altri di noi.

 

 

 Qual è il valore aggiunto che la gratitudine ha conferito alla tua vita, sia sul piano personale, delle relazioni, sia sul piano professionale?

In cosa hai percepito maggiore cambiamento?

Il valore parte sempre da quella domanda sottile a cui cerco sempre di dare una risposta e ogni volta trovo l’aspetto magnifico che c’è dietro ogni mio dubbio.

Sul piano personale mi da modo di cambiare prospettiva.

Sul piano delle relazioni mi stimola a cercare negli altri, soprattutto nelle relazioni più complesse a scovare aspetti positivi e alla fine a sentirmi in pace con me stessa.

Sul piano professionale, come fisioterapista sono enormemente grata di prestare la mia opera e dare il mio contributo per migliorare lo stato di salute dei miei pazienti e anche se a volte sento molta fatica per l’impegno fisico che questo lavoro richiede.

Sono grata per tutto quello che ho imparato su di me e sugli altri, sulla comunicazione, sulla relazione, anche sulla capacità di sviluppare resilienza e un enorme pazienza.

Non sempre sul posto di lavoro le relazioni tra colleghi sono facili ma anche queste mi danno modo di mettermi in gioco e in un modo o nell’altro di provare gratitudine, nonostante tutto.

Dico a me stessa “il mondo è bello, perché è vario” e anche se mi dispiace un po’ che non tutti riescano a farlo

(perché non sempre mi sento accolta così come sono e sento il giudizio per quello che ho detto o per quello che ho fatto o di come l’ho fatto)

poi…lascio andare.

 

Quali sono state le eventuali difficoltà?Hai qualche suggerimento per superarle?

 

Le difficoltà le incontro quando vivo sotto stress o quando la vita “sembra” mettermi a dura prova e allora, dopo un momento o una fase di ruminazioni mentali,

faccio pace con la vita attraverso un sentimento di gratitudine, accogliendo ciò che è, senza combattere, lasciando che sia.

 

 

 Cosa pensi delle persone che riescono a coltivare la gratitudine?

Come dicevo prima di Anna Katia, non capivo…

ma nutrire gratitudine non è un impegno da poco.

E’ un allenamento continuo, un impegno, che poi, però, pian piano affina il tuo sguardo sulle cose e pulisce la lente attraverso cui guardi il mondo e se prima vedevi tutto appannato… poi, cominci a vedere i particolari delle cose, la perfezione.

Quindi, che dire… “chapeau” ad Anna Katia.

 

 

Quanto è importante trasmettere ai bambini questo sentimento e perché?Strumenti utili…

 

Credo sia molto importante trasmettere anche ai bambini il senso di gratitudine, anzi, forse per loro, che per fortuna non hanno ancora sovrastrutture, può essere più facile trasferire un senso di gratitudine per le cose, anche quelle più piccole, che possono sembrare non avere alcun valore.

Così, ad esempio, immagino che sarebbe importante aiutarli ad imparare a conquistarsi ogni piccola cosa e non stare lì sempre a dare, dare, dare, senza senso e senza aver trasmesso il valore di cosa vuol dire “avere dalla vita”.

Insegnare ai bambini a dire grazie e aiutarli a com-prendere dentro di sé il significato, soprattutto portando l’attenzione al “dare”, al donare, al donarsi agli altri, quindi coltivare il senso dell’altruismo.

Allora, ad esempio, immagino un bimbo piccolo che cresce e che contribuisce, compatibilmente con le sue fasi di crescita, a dare il suo piccolo contributo alla mamma, al papà, ai nonni, agli amichetti, ai compagni di scuola, agli amici, alle persone che fanno parte della sua vita.

Mi viene in mente, per esempio che forse un tempo, quando prima di mangiare a tavola si usava pregare, (un gesto di cui si è perso il valore in alcuni casi) era una buona abitudine che allenava all’attitudine della gratitudine.

Oggi, soprattutto nel particolare momento che stiamo vivendo, potrebbe insegnare ai bambini, e ricordare a noi adulti che il cibo che mangiamo non arriva per caso sulle nostre tavole e che forse, poco a poco sarebbe importante farlo presente anche ai più piccoli.

Questo proprio per allenarli al senso e al valore di essere grati per il cibo che mangiamo, tenendo a mente che forse anche una forchettata di pasta o un pezzo di pane sulla tavola di qualcuno non arriverà, oppure che c’è qualcuno che in quell’istante non può mangiare, perché è malato oppure perché è povero.

Basta un gesto, anche piccolo, il simbolo che ci faccia ricordare che se ci siamo c’è un perché.

Magari utilizzando un gioco, ognuno, a turno, dice una parola di gratitudine per il cibo che c’è sulla nostra tavola…poi mano a mano le parole arrivano: grazie perché posso mangiare, grazie perché qualcuno ha cucinato per me, grazie a madre terra etc etc, grazie perché mangerò il mio piatto preferito…

La lista è lunga e può essere un modo per trovare ogni volta un buon motivo per ringraziare.

Un altro bel gioco/attività da proporre potrebbe essere la “Benedizione Ridente” da fare e da insegnare a tutti i bambini e da ripetere con loro.

Si fa davanti al piatto con il cibo pronto per essere consumato: con le mani e i palmi delle mani rivolte verso il cibo si muovono nel verso dei punti cardinali vocalizzando “HO HO HA HA” segnando virtualmente una croce HO HO HA HA mani avanti e indietro, HO HO HA HA mani a destra e a sinistra.

Poi per tre volte si girano in tondo compiendo, ridendo tre cerchi virtuali, come una spirale.

Poi si portano le mani verso la bocca, fingendo di mangiare, sempre ridendo, la prima volta ringraziando madre terra che ci nutre a prescindere attraverso la vita e chi, dalla terra ha portato il cibo nelle nostre case (coltivatori, venditori, operai ecc), la seconda volta si portano le mani verso la bocca pensando e ringraziando chi ha preparato il nostro cibo e poi e la terza volta pensando sia a  noi che in quel momento stiamo per consumare il nostro cibo che a coloro che, in quel preciso istante, non può farlo.

  La tua personale definizione di gratitudine

 

Gratitudine per me è sentirmi in pace.

Gratitudine è la pace nel cuore e nell’anima arricchita dal senso più profondo di aver dato o fatto qualcosa di buono per gli altri o dal senso di riconoscenza per aver avuto uno spazio nei pensieri e nel cuore di chi ti vuole bene.

 

 

 Hai Libri legati al tema della gratitudine?

Il primo libro sulla gratitudine che ho letto è “Dillo con un grazie e sii felice”, poi il Metodo 3T: scopri l’arte della Gratitudine…entrambi di Anna Katia.

A questi si aggiunge il sentimento di gratitudine per ogni libro letto perché ogni libro è uno scrigno che rivela le sue gemme preziose.

Dunque ogni libro per me può nutrire il sentimento verso la gratitudine.

 

Hai un esercizio di gratitudine a cui sei particolarmente legata?

Dire e ripetere “Grazie grazie grazie”, come fa Anna Katia ma anche scriverlo.

Un esercizio per allenarsi l’ho scoperto osservandomi quando dico “grazie”, ho visto che dire Grazie a qualcuno, guardandosi negli occhi, con un sorriso sul volto, ne potenzia il valore e il significato sia per chi lo dice che per chi lo riceve.

Nella pratica di Yoga della Risata esiste un esercizio che è immancabile in ogni sessione di Yoga della Risata che è la “Risata Namastè” e si fa in coppia: mettendosi l’uno di fronte all’altro, con le mani giunte avanti al petto, ci si guarda negli occhi e inchinandosi leggermente con il  busto entrambi l’uno verso l’altro ci si sorride,(come spesso vediamo fare agli orientali quando si salutano) utilizzando una risata sonora oppure silenziosa oppure scegliendo una vocale, ridendo in quella vocale.

Dopo aver ripetuto il gesto di gratitudine tre, quattro volte, si passa oltre e lo si ripete con tutti gli altri partecipanti.

Fatto insieme, in un gruppo ne potenzia l’effetto perché diventa esilarante osservare quello che succede dentro e fuori di noi, basta un gesto, un tono di voce particolare, un’espressione del volto o una movenza che può scatenare l’autoironia.

Per chi pratica la risata Incondizionata poco importa in quanto la cosa più importante non è quella di ridere di pancia o spontaneamente ma ridere incondizionatamente, come se fosse un esercizio fisico.

Non sono ammesse parole, né conversazioni, la parte cognitiva deve essere messa in stand-by.

Si ride, punto!

Poi, per magia la risata da Spinta-nea diventa Spontanea.

E’ un esercizio molto potente perché attraverso la giocosità si impara a giocare con l’umiltà e la disponibilità; facendolo si impara a superare le resistenze (quelle personali, e quelle legate al contatto con l’altro, nella relazione).

Si impara a stare nella gratitudine perché parte da un allenamento e un movimento corporeo e poi ci si riconnette alla gratitudine mentale…provare per credere!!!

Ringrazio Anna Katia per avermi dato questa opportunità, avendo avuto un momento per raccogliermi nel mio sentire in merito alla gratitudine e grazie a chi, se vorrà, mi leggerà.

Grazie grazie grazie Anna Katia!!!

Namastè

 

Namastè, Gabriella e

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE

Adesso una ultima sorpresa per te

Lo ricordi quel pomeriggio insieme di tre anni fa?

 

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